Il banchetto di Gonzalo – “La cognizione del dolore”

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Parole e idee, immagini e archetipi, forme e colori, in Gadda come nel cosmologico libriccino di Cristiano Spila si rimescolano inarrestabilmente in un perpetuum mobile che è filologicamente, fisiologicamente barocco, proprio nel senso gaddiano del termine.

«Ogni autore crea i suoi precursori», scandì Borges, con geniale storiografia che spo- sta à rebours il punto di vista, in un indimenticabile saggio su Kafka y sus precursores. Il nostro sguardo sulla tradizione muta, irreparabilmente, “dopo” che un Autore rilegge per noi un “suo” Autore, e rileggendolo, di fatto, lo riscrive? Dopo Calvino, chi riu- scirà a leggere con occhio virginale il Furioso? O chi, dopo Gadda, i Promessi Sposi? E chi, ora che sta per scivolare nel fumigante pentolone di Spila, la Cognizione del dolore?

Ma chi è dunque questo Gonzalo «vorace, e avido di cibo e di vino» e di parole, entrato in scena come Personaggio in cerca d’Autore, ma che lentamente si rivela, nelle nebbie ribollenti del vulcano spilämbergico, un Autore in cerca del suo Personaggio? È uno che, quando Amore e Fame lo spirano, nota, ed a quel modo ch’ei dittan dentro va significando. E questa significazione di pa- role-cibo, come si può sintetizzare? La fiaba, ancora una volta, dà la soluzione: «“Le parole, quelle strane fusa che s’appiccicano per un istante alla nostra vita e di loro poi non rimane niente che sia se non una masticata reverenza”, diceva nei suoi Mémoires il Gatto con gli Stivali».

Con una reverenza lo ringraziamo, il nostro furbissimo Gatto con gli Stivali, e ci accomodiamo con lui «all’osteria del Alegre Corazón», per masticar parole prelibate nel sublime banchetto di Cristiano-Gonzalo.

Corrado Bologna